Consulenza legale e fiscale per possessori di criptovalute

  • L’inquadramento fiscale delle criptovalute tra cui la più nota Bitcoin attendono ancora la disciplina civile e fiscale nonostante a loro diffusione
  • Le criptovalute sono un’invenzione dell’uomo che, seppure possa vantare ormai quasi un decennio, trova la sua affermazione negli ultimi due anni. La nascita della prima criptovaluta, il bitcoin, è avvenuta nel gennaio del 2009 ed è sostanzialmente da ricondurre alla volontà di creare, dopo la bolla finanziaria del 2008, una soluzione alternativa a quel sistema che ha portato al dissesto un alto numero di risparmiatori.
    Tale soluzione doveva necessariamente quindi far convergere il consenso e la fiducia della collettività con la dimensione digitale; ed ecco la nascita del Blockchain.
    L’infrastruttura su cui si basano le cripto valute è appunto la Blockchain, ovvero un registro digitale in grado di tenere traccia di tutte le transazioni garantendo inoltre la sicurezza dei pagamenti e la certificazione delle proprietà. Le persone possono, grazie a questo sistema, scambiarsi Bitcoin senza  passare da istituzioni bancarie, carte prepagate o carte di credito.
    In parole povere le criptovalute possono essere viste come files, dotate di un controvalore economico, che permettono, a chi le possiede di scambiare beni e servizi.

Tassazione sulle Criptovalute in Italia

É bene innanzitutto chiarire che c’è una differenza tra acquistare criptovaluta per tramite di una piattaforma di trading, e invece un exchange pubblico o privato di criptovalute. Nel primo caso si tratta di trading di criptovaluta, con eventuali guadagni tassati al 26% sulla base delle proprie capacità di trader, e solo quando avrete prelevato i fondi sul vostro conto in banca. Nel secondo caso (l’exchange), state effettivamente comprando della criptovaluta reale e quindi le tasse “andrebbero pagate” solo nel momento in cui effettuate la conversione  indietro in euro.

1) Tassazione criptovaluta sulle imprese

Per le imprese la criptovaluta va considerata alla stregua di una qualsiasi altra valuta estera. Quindi sebbene non ci sia la specifica necessità di dichiarare quanti Bitcoin ad esempio se ne posseggono, bisogna però dichiarare tutte le operazioni effettuate esattamente come si fa per quelle che avvengono in altre valute (Euro, Dollaro, o altre). E questo vale per qualsiasi criptovaluta si utilizzi.

Pertanto dal punto di vista fiscale per le aziende usare criptovaluta è esattamente come usare Euro o Dollari: dal punto di vista fiscale, burocratico o amministrativo non cambia assolutamente nulla.

Quindi anche qualora l’impresa incassasse criptovaluta e scegliesse di conservarli su un proprio wallet, se in futuro dovesse venderli e ricavarne una plusvalenza dovrebbe pagarci le tasse.

Infatti le plusvalenze sono tassate al 26%, ma vengono pagate solo al momento in cui vengono rilevate. Quindi solo quando la criptomoneta venisse venduta, o a chiusura di bilancio, si potrebbe rilevare la plusvalenza, e nel caso in cui ci fosse su questa (e solo su questa) ci sarebbero delle imposte da pagare.

2) Tassazione di criptovalute per persone fisiche

Il discorso invece cambia per i privati cittadini.

Infatti un privato cittadino che non svolge attività finanziaria finalizzata all’ottenimento di plusvalenze non deve pagare alcuna imposta, nemmeno qualora riesca a tutti gli effetti a realizzarne. Come per il discorso precedente la criptovaluta è considerata alla stregua di una valuta estera, pertanto valgono le stesse regole che valgono ad esempio per il cambio Euro/Dollaro.

Ma, attenzione! Se, durante il corso di un anno, per almeno 7 giorni consecutivi si supera la soglia di possesso di criptovaluta per un controvalore pari a 15.000 Euro, allora l’Agenzia delle Entrate considera l’attività del privato un’attività speculativa e quindi chiede il pagamento delle tasse sulle eventuali plusvalenze.

Vale comunque sempre il ragionamento precedente: le plusvalenze vengono rilevate solo al momento della vendita della criptovaluta (nel caso dei privati non c’è chiusura di bilancio), pertanto le tasse si devono pagare solo sulle plusvalenze, e solo nel momento in cui li si dovesse vendere generando una plusvalenza (sempre che si superi la soglia di possesso di cui sopra di 15K).

Ricordiamo che l’aliquota con cui si tassano le plusvalenze finanziarie è del 26%,e che queste vanno inserite in dichiarazione dei redditi negli appositi spazi dedicati proprio alle plusvalenze derivanti da attività finanziarie.

Risoluzione n. 72/E del 2016

Queste logiche sono frutto dell’interpretazione della Risoluzione Ministeriale n. 72 E del 02/09/2016. Con questa risoluzione l’Agenzia delle Entrate dichiarò che:

  • ï il Bitcoin è una moneta alternativa a quella tradizionale 
  • ïl’acquisto e la cessione di Bitcoin in cambio di Euro sono da considerare operazione di cambio valuta, quindi non soggette ad IVA 
  • ïle Società che operano con i Bitcoin possono ottenere guadagni o perdite dalle attività di cambio, e tali guadagni o perdite devono essere dichiarati in bilancio 
  • ïin alternativa alla chiusura del bilancio si calcolano eventuali guadagni o perdite e si registrano 
  • ïin caso invece di privati se manca la finalità speculativa non vengono rilevati redditi imponibili. 

In questa risoluzione (che è la risposta all’Agenzia delle Entrate ad un interpello proprio di una società) non ci sono però riferimenti al caso in cui un privato svolga attività speculativa.

Considerato che la risoluzione stessa di fatto tratta Bitcoin come una moneta, è possibile applicare le stesse normative che si applicano ai privati che svolgono attività speculativa in ambito monetario. 

Ricordiamo inoltre che in materia di antiriciclaggio, l’Italia è stato il primo tra gli stati membri ad adottare la IV direttiva antiriciclaggio e ad introdurre nel nostro ordinamento la definizione di “valute virtuali” e “prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale” attraverso il decreto legislativo d.lgs 90/2017.

Un decisivo passo in avanti che lascia intravedere futuri cambiamenti dal punto di vista normativo e fiscale per quanto riguarda la tassazione sulla detenzione e sugli investimenti in criptovalute.

Pertanto in conclusione:

  • l’Agenzia delle Entrate italiana tratta Bitcoin come una moneta 
  • alle imprese che dovessero operare con Bitcoin si applicano le stesse identiche regole fiscali che si applicherebbero qualora operassero con Euro 
  • le imposte si pagano solo sulle eventuali plusvalenze ed al momento della conversione
  • queste per le imprese vengono rilevate a chiusura di bilancio, o nel momento della vendita di Bitcoin 
  • i privati cittadini devono pagare le imposte, sempre soltanto sulle eventuali plusvalenze, solo se superano 7 giorni consecutivi di detenzione di Bitcoin per un controvalore superiore a circa 51 mila Euro.

References: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2020/07/bitcoin-e-criptovalute-discipina-fiscale-e-tributaria.html

Insieme al mio collega e altri specialisti legali e fiscali siamo in grado di assisterVi nella consulenza per permettere a tutti i possessori di criptovalute di avere una corretta posizione fiscale in Italia e all’estero secondo le norme vigenti.

Informazioni e richieste: valerio.rossi@braveconsulting.net

Siete i benvenuti!

Valerio Rossi, formatore, saggista e digital evangelist

Autore: Valerio Rossi

Valerio Rossi è il responsabile delle relazioni di Brave Consulting Consulenti Associati. Lavoro in contatto con alcuni professionisti specializzati nel settore fiduciario, di servizi digitali, finanziario, immobiliare e industriale. Con oltre trent'anni di esperienza professionale nel settore bancario, finanziario, immobiliare e dei servizi web per proporsi in modo serio, ben organizzato, e soprattutto fornisco al cliente la massima efficienza. Ogni soluzione presentata è studiata nella sua singolarità dal nostro team per conto del cliente ed è valutata in ogni aspetto in modo che l’esecuzione delle procedure porti ad un esito favorevole. Il servizio alla clientela abbia per noi un significato particolare è comprovato dal fatto che i partner di Brave Consulting sono professionisti qualificati che si occupano quotidianamente di tutte le attività, assumendo la piena responsabilità per tutte le operazioni eseguite.